Addio Albedo
Retroazione positiva e disintegrazione dei sistemi. Mentre dovunque divampa demente la guerra, la natura si prepara a spazzarci via.
Mi pare che nel dibattito contemporaneo ci asteniamo dal trarre le (ovvie) conseguenze di ciò che ormai sappiamo sull’evoluzione del clima, della storia umana e della tecnologia, per un duplice (inconfessabile) senso di vergogna.
Anzitutto la vergogna (etica) che deriva dal fatto che abbiamo rinunciato a lottare contro il disumano perché la resistenza ci appare vana.
Ma anche per la vergogna intellettuale di dover dire qualcosa che tutti già sanno, anche se tutti fingono di non saperlo: che la vita umana è divenuta così misera e priva di piacere e di amicizia, che la sua estinzione — che sappiamo essere imminente — è la nostra unica (inconfessabile) speranza.Retroazione positiva…
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se il bosco vive
vivrò anch’io
se i bosco muore
morirò anch’io
VOGLIAMO UNA NATURA VIOLENTA
CONTRO Lì’UMANO MORTO
(Bosco Ospizio, Reggio Emilia)
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Il 4 luglio doveva essere un giorno di festeggiamenti per il 250° anniversario dell’entità nazionale che sta guidando l’umanità verso una fine orribile. I festeggiamenti però sono andati a monte a causa del caldo. A Washington era prevista una parata militare, che è stata però annullata per via delle temperature in vertiginoso aumento. Nelle settimane successive, il fumo degli incendi boschivi canadesi ha avvolto Toronto e molte altre città della costa orientale.
L’estate del 2026 sancisce l’irreversibilità della catastrofe climatica che in breve tempo renderà impossibile la vita su larga parte della terra.
Le osservazioni dallo spazio mostrano che la luminosità della superficie terrestre sta diminuendo: vista da lontano, la Terra appare progressivamente più scura. Gli scienziati spiegano che è il segno di un rapido e allarmante declino dell’albedo terrestre, ovvero della capacità riflettente della superficie del pianeta. Riflettendo meno luce solare, la Terra assorbe più energia – soprattutto negli oceani – e accelera così l’aumento delle temperature globali. Questo fenomeno di oscuramento agisce come un amplificatore imprevisto e potente del cambiamento climatico. Il calore scioglie i ghiacci; di conseguenza, la riflettività diminuisce, la Terra si riscalda ulteriormente, il calore scioglie ancora più ghiaccio e così via.
E’ quel che si chiama feedback positivo: quando una caldaia raggiunge una temperatura eccessivamente alta, il termostato dovrebbe spegnere la fiamma. Ma se il termostato è andato in tilt, il fuoco si intensifica man mano che la temperatura sale.
Questo significa che siamo in trappola. Per quanto ne sappiamo, l’inarrestabile riscaldamento della Terra è destinato a rendere il pianeta inabitabile durante la vita dell’attuale generazione.
Comprensibile che la procreazione si stia fermando dovunque, come in un film di Alfonso Cuaron (non tanto bello) tratto da un romanzo di PD James, Children of men.
I teologi parlavano un tempo di *katechon* per definire una forza capace di preservare le entità in attesa dell’*eschaton*.
Il *katechon* è la forza che trattiene ciò che esiste dal collasso finale.
“Il potere che frena impedisce all’anomia di esplicarsi in tutta la sua catastrofica potenza per conservare la terra in vista dell’arrivo del Figlio dell’uomo.” (Francesca Monasteri: Katechon, Bollati Boringhieri, 2023, p. 13)
Il *katechon* è la forza che impedisce al mondo di dissolversi nel caos, trattenendo le forze opposte per evitare la disintegrazione.
Nella versione proposta da Paolo di Tarso, questa forza è di natura teologica, ma nell’età moderna avevamo imparato a riconoscere il *Katechon* in quell’insieme di forze fisiche, dispositivi tecnici e istituzioni politiche che fungevano da contrappeso tecnico e politico capace di mitigare gli effetti estremi provocati dalla “civilizzazione”.
Come la Natura disponeva di meccanismi per moderare il calore eccessivo come l’albedo, così il diritto internazionale mirava a contenere gli eccessi dell’aggressività militare.
I fisici lo definiscono “feedback negativo” (retroazione negativa): in un sistema dinamico la retroazione negativa mira a ripristinare l’equilibrio ogni volta che il sistema viene destabilizzato da fattori esterni o interni. Nel caso degli organismi viventi (come il corpo umano o il corpo sociale), si utilizza il termine “omeostasi” per descrivere il processo continuo di ripristino dell’equilibrio attraverso una reazione che contrasta la forza destabilizzante dell’entropia.
L’integrazione di un sistema dinamico è resa possibile da un complesso di retroazioni negative.
Al contrario, il feedback positivo (o feedback di amplificazione/auto-rinforzo) è un processo il cui esito rafforza l’effetto disgregante, generando un effetto di accelerazione del disordine.
In questa retroazione positiva, l’impatto di una perturbazione sul sistema comporta un incremento dell’azione perturbatrice.
La follia politica del nostro secolo è essenzialmente questa: il prevalere del feedback positivo su quello negativo, che in termini teologici si potrebbe definire come eliminazione del katechon. (*)
Il fascismo (e il fanatismo in generale) si fonda sull’idea che, quando la situazione precipita a causa di misure politiche aggressive, la cura consista in misure politiche ancora più aggressive. Fascisti sono coloro che credono che ulteriore estrattivismo sanerà gli effetti dell’estrattivismo passato e che maggiore ferocia sottometterà le energie psicopolitiche che quella stessa ferocia ha scatenato.
Per lungo tempo noi marxisti abbiamo creduto che il Capitalismo avrebbe finito per portare a una forma superiore di civiltà (il socialismo) perché questo era implicito nell’evoluzione della contraddizione fra lavoro e capitale. Ma piuttosto che accettare l’evoluzione verso una società egualitaria, il capitalismo ha preferito scatenare le potenze del caos, cioè il nazionalismo, il fascismo, la guerra.
Nell’epoca moderna, quando la Ragione rivendicava il compito di governare le passioni umane e gli interessi contrastanti, il diritto fungeva da forza capace di preservare l’ordine e di impedire alla società di autodistruggersi.
Si pensi, ad esempio, al ruolo del diritto internazionale nelle relazioni tra paesi e blocchi geopolitici contrapposti: l’obiettivo della politica statale non era quello di imporre la Ragione alle vicende umane — o di realizzare un ordine pacifico e privo di conflitti — bensì quello di agire come un meccanismo di retroazione negativa. Esso attivava gli ingranaggi politici e diplomatici in grado di ricondurre le forze contrapposte al tavolo dei negoziati, ripristinando così un certo ordine (per quanto instabile e provvisorio, eppure funzionale) all’interno del sistema internazionale.
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*) Un articolo di Giorgio Cesarale e Matteo Pasquinelli ricostruisce l’evoluzione del concetto di Katechon, e da questo punto di vista critica le posizioni ideologiche di Peter Thiel:
“He regards “woke” culture as a katechontic power that causes stagnation. He also includes the Club of Rome and its Limits to Growth report in this “culture of stagnation.”
https://www.e-flux.com/journal/164/6776901/the-algorithm-and-the-antichrist-political-theology-at-the-sunset-of-silicon-valley
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… e disintegrazione
L’attuale fase della disintegrazione si può descrivere così: dopo avere disattivato i dispositivi di retroazione negativa (diritto internazionale, regolazione delle emissioni tossiche in atmosfera, regolazione degli armamenti, regolazione del conflitto nel mercato del lavoro, regolazione dei mercati finanziari eccetera), i processi di retroazione positiva si stanno moltiplicando.
Il capitalismo globalista liberale attribuiva ai mercati il compito di auto-regolarsi. Dopo la crisi del 2000 e dopo quella del 2008 l’autoregolazione del mercato ha funzionato in modo egregio per i capitalisti, anche se ha provocato un impoverimento della popolazione e un aumento smisurato delle disuguaglianze. Comunque ha funzionato.
La grande novità del nuovo secolo sta nel fatto che i meccanismi di regolazione, compresa l’autoregolazione dei mercati, sono stati uno dopo l’altro smantellati prima in nome dell’assoluta libertà di mercato (deregulation), poi in nome del prevalere dell’interesse nazionale ovviamente foriero di guerra interminabile.
Al summit di Monaco che si è tenuto in febbraio 2026 (un anno dopo che, sempre a Monaco, Jack Vance aveva dichiarato la rottura del rapporto di alleanza con l’Europa), Marco Rubio ha spiegato che le regole del mercato sono meno importanti dei valori della nostra civiltà, cioè il razzismo, la supremazia bianca, e i privilegi coloniali.
Occorre riconoscere che i mercati sono pessimi per la giustizia sociale. Ma almeno hanno il dubbio vantaggio di autoregolarsi, sia pure a favore dei capitalisti e delle banche. La novità dell’era Trump-Putinista è questa: solo la forza, solo la minaccia, il ricatto, la violenza, la pistola alla tempia sono in grado di regolare qualcosa. Ma queste armi mafiose non serviranno per restituire stabilità alla macchina globale ora che la guerra contro l’Iran, voluta dai nazisti di Sion, l’ha fatta inceppare.
Nessuna autorità internazionale è in grado di disinnescare la dinamica di annichilamento reciproco che si è messo in moto con l’aggressione russa all’Ucraina.
Nessuna razionalità politica o diplomatica è in grado di fermare il riarmo dell’Unione europea che si prepara alla guerra contro la Russia.
Inoltre se l’equilibrio instabile sul quale corre sempre più precariamente l’economia globale dovesse rompersi, non ci sarà alcuna autorità politica che possa imporre una strategia comune, come è accaduto dopo la crisi del 2008: né ci sarà alcun meccanismo di autoregolazione di mercato.
Date le condizioni attuali del dominio di mafia etno-nazionalista sulla macchina-mondo, la prossima crisi economica promette di coincidere con l’inizio della fine della civiltà umana.
Non possiamo prevedere quali saranno i prossimi passaggi della disintegrazione: sarà lo sgonfiarsi della bolla dell’Intelligenza artificiale?
Sarà un cortocircuito nel rapporto tra cryptovalute e debito americano?
Sarà la guerra tra Cina e Giappone, quando la signora Takaichi annuncerà la decisione di produrre la bomba nucleare? O quella tra Giappone e Russia per le isole Curili?
O sarà la decisione russa di farla finita con il riarmo europeo prima che si sia compiuto?
O l‘invasione della Groenlandia?
O sarà una bella pandemia in condizioni di negazionismo sanitario?
O sarà un episodio di scontro armato tra poteri federali e poteri statali nella guerra civile che da mesi è tecnicamente iniziata negli Stati Uniti d’America?
Le scintille sono molte, e una di queste potrebbe appiccare l’incendio in tutta la prateria, e non ci saranno pompieri per spegnere l’incendio.
Quella in corso è una guerra di tutti contro tutti, perché l’etno-nazionalismo non conosce altro metodo per regolare i conti. Le molte teste del drago si azzanneranno tra loro. Non sarà un bello spettacolo ma non possiamo fermarlo.
Quel che possiamo fare è prevedere l’evoluzione del male, disertare ogni coinvolgimento nella guerra che si diffonde, disertare la riproduzione della specie e moltiplicare le linee di fuga, creando luoghi di solidarietà tra chi diserta il folle gioco suicida.



