Il Fuhrer vi dirà: la guerra durerà quattro settimane
Quando verrà l’autunno sarete di ritorno.
Ma verrà l’autunno e se ne andrà
E molte volte tornerà e se ne andrà,
E voi
Non sarete di ritorno.
L’imbianchino vi dirà: le macchine
Provvederanno per noi.
Pochissimi
Dovranno morire.
Ma voi
Morirete a centinaia di migliaia,
Tanti
Quanti morire non se n’è mai veduti.
Quando sentirò dire che siete al capo Nord
E in India e nel Transvaal,
Saprò soltanto
Dove bisognerà cercare le vostre tombe.
(Bertolt Brecht)
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dal 10 marzo in libreria
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Che il genere umano esista ancora è fuor di dubbio. Gli umani sono al momento più numerosi che in qualsiasi altro momento precedente, anche se il loro numero è destinato a scendere rapidamente per effetto della denatalità.
Ma questo non significa affatto che esiste l’umanità. Senza alcuna pretesa di esaustività, mi si permetta di definire l’umanità sulla base di quattro criteri.
Il primo criterio è quello che intuisce Pico della Mirandola nel suo discorso sulla dignità dell’uomo del 1486: la libertà ontologica come indipendenza da ogni determinazione divina, la libertà dell’esistere da ogni essenzialità necessitante.
Il secondo criterio è quella che il Cristianesimo pone a fondamento della sua predicazione: la compassione, il riconoscimento del dolore dell’altro come dolore proprio (e, aggiungerei) il riconoscimento del piacere dell’altro come piacere proprio.
Il terzo criterio è quello che emerge con l’Illuminismo cui la cultura ebraica contribuì da protagonista, e si evolve con l’internazionalismo operaio cui la cultura ebraica contribuì da protagonista: l’universalismo, l’eguaglianza dei diritti.
Il quarto criterio è la facoltà di pensiero, cioè la capacità di distinguere autonomamente tra vero e falso, di elaborare concetti e istituire concatenazioni logiche tra gli enunciati.
Nessuno di questi quattro criteri corrisponde alla condizione attuale degli umani sulla terra.
La libertà ontologica (indipendenza da dio) è finita da quando il complesso tecnico connettivo, nella sua alleanza con il dominio del capitale ha restaurato dio come intelligenza superiore la cui potenza di determinazione annichila l’intenzionalità degli umani: la finanza, la guerra sono i campi in cui l’annullamento della volontà umana è più evidente.
La compassione è stata progressivamente obliterata da quando la percezione del corpo dell’altro è mediato dalle tecnologie virtuali, e da quando l’odio per l’altro è esaltato come virtù civica principale e da quando lo sterminio ha sostituito il diritto: pietà l’è morta.
L’universalismo è cancellato dall’instaurazione della competizione come principio della vita associata, e da quando la sopravvivenza di sé implica l’eliminazione dell’altro - cioè da quando si scatenata un’offensiva razzista globale per salvare la civiltà colonialista declinante. No other choice.
Per finire, la facoltà di pensiero sta scomparendo per effetto della penetrazione dell’automa linguistico nel circuito della comunicazione interumana, e per effetto della simulazione dei processi logici destinati a sostituire l’attività di pensiero nell’arco di una o due generazioni di umani.
L’umanità ha iniziato a scomparire quando la guerra si è impadronita dell’intelligenza e quando, negli anni trenta del ventesimo secolo, il nazionalismo razzista bianco si scatenò contro gli ebrei.
I tedeschi, che l’umiliazione aveva trasformato in belve, inflissero al popolo ebraico una ferita talmente atroce da non potersi mai più sanare. La conseguenza (inevitabile, forse) di quel trauma fu la formazione di un’entità politica e militare che fa dell’odio per l’umanità la sua ragion d’essere.
Nella seconda metà del XX secolo abbiamo creduto fosse possibile guarire le ferite subite dall’umanità. Ma era un’illusione: il genocidio domina l’orizzonte del XXI secolo e la sopravvivenza della razza umana dopo la fine dell’umanità è il destino più orribile che ci potesse capitare. Che questa agonia non duri a lungo è l’unica speranza che possiamo nutrire.
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dal 10 marzo in libreria
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After the end of the humanity
Undeniably the human race still exists . Humans are currently more numerous than at any previous time, even if their numbers are destined to rapidly decrease due to the declining birth rate.
However this does not mean that humanity exists.
Allow me to define the word “humanity” based on four criteria, without claiming to be exhaustive.
The first criterion can be found in the Horatio de digitate homini (discourse on the dignity of man), by Pico della Mirandola (1486): ontological freedom is based on the independence of man from any divine determination: freedom of existence from any essentiality.
The second criterion is what Christianity places at the foundation of its preaching: compassion, the recognition of another’s pain as one’s own pain and (I would add) the recognition of another’s pleasure as one’s own pleasure.
The third criterion emerged with the Enlightenment, to which Jewish culture played a leading role, and evolved with the workers’ internationalism to which Jewish culture also played a leading role: universalism, equal rights.
The fourth criterion is the faculty of thought, that is, the ability to independently distinguish between true and false, to elaborate concepts, and to establish logical connections between statements.
None of these four criteria corresponds to the current condition of humans on Earth.
Ontological freedom (independence from God) has vanished as the technological connection, subjected to capitalist rule, has restored god as a superior intelligence whose power of determination annihilates human intentionality. Finance and war: annihilation of the human will.
Compassion has been progressively obliterated as the perception of the other’s body is virtualized, and hatred of the other exalted as the primary civic virtue, so that extermination has replaced law: pity is dead.
Universalism is currently under obliteration: competition is the paradigm of social life, and the survival of the self entails the elimination of the other— as a global racist offensive has been unleashed by the declining colonialist West.
Last, but not least, the ability of thinking is disappearing as a result of the penetration of the linguistic automaton into the circuit of inter-human communication: the simulation of logical processes is destined to replace the activity of thought within a generation or two.
Humanity began to disappear when war took hold of intellectual labor, and Nazism unleashed the extermination of the European Jews.
The Germans, transformed into beasts by the post-war humiliation, inflicted a wound on the Jewish people so excruciating it could never be healed. The consequence (perhaps inevitable) of that trauma was the formation of a political and military entity that made hatred of humanity its raison d’être. Israel is the name of this entity - born from genocide and destined to perpetuate genocide.






