“Il futuro Reich, che vedranno i nostri figli e nipoti avrà un carattere molto più definitivo e totale di quello che abbiamo conosciuto tra gli anni 30 e 40. Il potere distruttivo che la tecnologia mette al servizio dell’umano è destinato a scatenarsi perché tutta l’umanità oggi è eliminabile…. Quel che conta è soprattutto la nostra inferiorità di fronte alle macchine che abbiamo creato.”
(Gunther Anders, L’uomo è antiquato, Torino, Bollati Boringhieri, 2007, vol. 1, p.57).
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6 gennaio 2025
Epifania
(ἐπιϕάνεια, «manifestazione»), usato in senso religioso dai Greci per indicare l'azione di una divinità che palesa la sua presenza attraverso un segno (visione, sogno, miracolo ecc.)
Oggi, nel giorno in cui uno stupratore certificato ratifica la sua vittoria elettorale e la sua ascesa al trono di imperatore del mondo occidentale, la vergogna è il sentimento che prevale in me.
Mi vergogno di avere assistito e di assistere a un genocidio che da un anno si svolge sotto i nostri occhi. Non abbiamo potuto e non possiamo fare nulla per impedirlo, né per rallentarlo. Possiamo sfilare per strada con inutili bandiere, possiamo mandare denaro a Medici senza frontiere. Ma siamo impotenti a fermare lo sterminio che presto impareremo a considerare normalità. Questa impotenza segna la nostra vita come un marchio di infamia.
Mi vergogno di provare un sentimento di (orrenda) gioia quando mi giunge la notizia che un commando di militanti palestinesi ha ucciso tre coloni israeliani. Tutti siamo diventati meno umani da quando assistiamo all’orrore di un popolo di assassini che si dedica allo sterminio con fanatica allegria.
Mi vergogno di arrendermi davanti all’epifania: la ferocia ha preso il posto della civiltà.
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La tragedia
“Il futuro Reich, che vedranno i nostri figli e nipoti avrà un carattere molto più definitivo e totale di quello che abbiamo conosciuto tra gli anni 30 e 40. Il potere distruttivo che la tecnologia mette al servizio dell’umano è destinato a scatenarsi perché tutta l’umanità oggi è eliminabile…. Quel che conta è soprattutto la nostra inferiorità di fronte alle macchine che abbiamo creato. (Gunther Anders, L’uomo è antiquato, Turín, Bollati Boringhieri, 2007, vol. 1, p.57).
Solo la penna di Shakespeare potrebbe raccontare la tragedia ucraina. Gli inganni, le minacce, gli orrori, le foreste che camminano e i villaggi in fiamme, e il comico re che si aggira tra i fumi della battaglia gridando il mio regno per un cavallo, perché ha capito che i suoi alleati si preparano a tradirlo dopo averlo usato.
La miccia era accesa dal 2014. Non tutti i dettagli sono noti.
All’inizio del 2022, in un’intervista televisiva, Hillary Clinton promise di procurare a Mosca un nuovo Afghanistan.
Forse aveva dimenticato che l’Afghanistan non è un tema dolente solo per i russi. Forse aveva dimenticato che pochi mesi prima, nell’agosto del 2021 gli americani avevano lasciato Kabul nel panico e nel caos, gli aerei assediati da folle di disperati.
Anche Zelenskyy e i suoi compari però devono avere sottovalutato il fatto che gli americani non sono degli alleati affidabili, visto come hanno tradito le donne afghane dopo averle aggredite con una guerra devastante per salvarle dai talebani che ora sono di nuovo al potere.
Eppure Zelenskyy si è fidato di loro, e ha fatto il muso duro di fronte ai fascisti russi, che in fatto di muso duro non sono secondi a nessuno.
Nei primi mesi del ’22 tutte le trombe si erano messe a suonare, e iniziò la tragedia ucraina. Ma la tragedia europea che si prepara non è da meno.
Nemmeno la penna di Shakespeare potrebbe raccontare la tragedia europea: la trappola tesa da Biden è scattata implacabile per la Germania.
Lo scopo di Biden era chiaro: rompere il legame economico tra Germania e Russia, rompere la dipendenza energetica dell’Europa dalla pipeline russo-tedesca. E soprattutto indebolire la Russia.
Il risultato è che la Germania fa i conti con una recessione da cui non si vede via d’uscita, e con una crisi politica che rischia di risolversi con la vittoria della destra cristiana e un rafforzamento dei nazisti dell’AfD.
In Austria i nazisti del Freiheitliche Partei Österreichs (Die Soziale Heimatpartei) si stanno già accomodando al governo, in Germania saranno le elezioni di febbraio a seppellire la democrazia liberale, ammesso che questa espressione significhi qualcosa.
Nella Macronia regna il caos, dopo che il presidente ha chiamato il popolo alle elezioni per poi rifiutare al partito vincente di governare, a costo di aprire le porte ai lepenisti.
Ora l’Europa deve decidere tra la prospettiva di tradire gli ucraini per allinearsi all’Amministrazione Trump, o la prospettiva di andare avanti verso la guerra contro la Russia (6000 testate atomiche) senza l’appoggio dell’Imperatore di Mar-a-Lago.
Ricordo il discorso di Zelenskyy all’assemblea del Parlamento europeo il primo marzo del 2022, pochi giorni dopo l’invasione.
Allora Zelenskyy, eroe dell’Occidente, non sapendo di essere vittima designata, disse le fatidiche parole: vedremo se l’Europa è pronta a morire per l’Ucraina, come l’Ucraina è pronta a morire per l’Europa.
Dobbiamo noi morire per l’Ucraina? Pare di sì, visto che si decide di espandere il budget militare per far dell’Europa (che nacque come promessa di pace) una potenza di guerra. Alcuni comuni italiani (forse tutti) stanno organizzando un censimento dei giovani che potrebbero essere chiamati sotto le armi. La leva obbligatoria fu abolita venti anni fa, ma ora la guerra bussa alle porte della cittadella.
Per indebolire la Russia occorreva gettare nella fornace un popolo che nel 2014 aveva 45 milioni di abitanti, e oggi ne ha 37 milioni. Dall’inizio dell’invasione 6milioni e settecentomila persone sono fuggite dal paese, mentre il tasso di riproduzione è sceso al di sotto di un figlio per donna. Chi può avere voglia di mettere al mondo un innocente in un paese che è stato devastato dal nazional-fascismo putinista, dalla follia dei suoi dirigenti nazisti e dal cinismo degli alleati americani?
Biden e Hillary avevano visto giusto. Lo sterminio degli ucraini è il loro più grande successo strategico, perché ha messo in ginocchio l’Europa, che non si riprenderà mai da questo disastro.
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