i peggiori nemici degli ebrei
Israele è una continuazione del Reich hitleriano, un focolaio di odio contro gli ebrei, la principale causa dei pogrom anti-ebrei che verranno in ogni luogo del mondo.
La vergogna di essere europei.
Ieri il Parlamento europeo ha respinto la proposta di sospendere il finanziamento delle startup israeliane. Si tratta di startup che preparano genocidi per il futuro, in quanto si occupano in gran parte di security. Continuiamo a finanziare il genocidio, perché come dice Friedrich Merz, gli israeliani fanno il lavoro sporco per noi, cioè sono i nostri Sonderkommando, aguzzini colonialisti alle dipendenze del razzismo sistemico europeo.
Ma se siamo forti con i deboli, e assistiamo compiaciuti al genocidio dei popoli colonizzati, non smettiamo di piegarci davanti ai forti. Gli Stati Uniti hanno spinto l’Ucraina a una guerra che ha distrutto quel popolo (è di oggi la notizia che i sessantenni possono andare a combattere perché ormai gli uomini di quel paese sono decimati). L’Unione Europea ha assecondato la provocazione americana, che aveva come finalità principale la rottura del legame economico tra Germania e Russia. Poi il presidente del paese cui siamo sottomessi è cambiato. E allora Jack Vance è venuto a Monaco a dirci che gli europei gli fanno schifo, che l’Ucraina merita di morire e che il suo paese se ne fotte delle conseguenze della guerra che il suo paese ha provocato.
Ma gli europei fanno finta di non capire, occorrerebbe uno psicoanalista per spiegarci perché.
Mentre la razza bianca declinante ha scatenato una guerra globale contro i popoli del sud migrante, la guerra inter-bianca è in pieno svolgimento. Pare che il fascista Putin la stia vincendo, pare che il fascista Trump sia indispettito. Ma quel che è certo è che gli europei investiranno somme enormi per comprare armi da Trump, che nel frattempo impone dazi del 15% e pretende che le aziende high tech non paghino le tasse, ottenendo piena soddisfazione dalla signora Ursula.
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un giovane bianco si addestra all’odio contro l’umanità
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il peggior nemico degli ebrei è lo stato nazista di Israele
Il 29 luglio in una stazione di servizio del Nord Italia è stata aggredita una famiglia di turisti che portava la kippah, segno di appartenenza ebraico. Anche il mio amico e compagno Moni Ovadia porta la kippah. Anche l’editore brasiliano dei miei libri, Peter Pal Pelbart, probabilmente in questo momento gira con una kippah per le strade di Sao Paulo. Corre il rischio di essere aggredito da una folla di squilibrati fascistoidi?
Certo che sì. Da sempre gli ebrei hanno dovuto fare i conti con la violenza razzista.
A loro tocca la sorte che tocca (in misura assai maggiore) ai migranti di origine africana o nord-africana che sono facilmente riconoscibili anche se non portano la kippah.
Il problema è che per le comunità ebraiche di tutto il mondo si sta avvicinando uno tsunami di odio e di violenza, pari all’immenso orrore che suscita il Sionismo nella sua fase genocidaria. Lo Stato di Israele nacque abusivamente con uno sterminio e deportazioni di massa che la comunità internazionale non ebbe la forza e neppure la volontà di fermare, perché i sionisti promettevano di creare un luogo sicuro per gli ebrei. Gli europei, responsabili diretti o indiretti dell’Olocausto, non potevano fare obiezioni. Inghilterra e Stati Uniti videro nella formazione di quello Stato uno strumento per controllare l’area petrolifera mediorientale.
Ma oggi appare evidente che lo Stato di Israele ha costituito fin dal suo inizio una continuazione del Terzo Reich hitleriano. Israele è certamente il luogo più pericoloso per un ebreo, oggi. Ma quel che scopriremo presto è il fatto che le politiche di questo Stato, illegale e colonialista e disumano, sono destinate a riattivare l’odio per gli ebrei in ogni zona del mondo.
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Vicolo Luretta
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Crisi psicotica
La crisi psicotica che sta travolgendo Israele rende quel popolo assetato di sangue, e stravolge la mente di coloro che sono responsabili dell’orrore della fame della sete dello sterminio che si diffonde a pochi chilometri da casa loro.
Intanto i suicidi nell’Israeli Defence Force si moltiplicano. I dati che possiamo trovare su Haaretz di ieri sono abbastanza chiari, anche se probabilmente non rendono con realismo le dimensioni del fenomeno. E soprattutto, pur fornendo informazioni sul numero di soldati che si uccidono durante il servizio, Israele non fornisce nessuna informazione su coloro che si uccidono dopo essere tornati a casa.
Quanti ventenni israeliani, dopo avere sparato in faccia a un bambino di otto anni che stava chiedendo di poter avere un po’ di cibo, continuano a fare il loro sporco lavoro (così lo ha chiamato il cancelliere tedesco Merz) fin quando, tornati a casa loro, si guardano nello specchio, si fanno orrore e si sparano un colpo nella tempia?
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Un articolo di Haaretz del 29 luglio
IDF Reservist Who Helped to Identify Fallen Soldiers During Gaza War Dies by Suicide
ISRAEL: IDF reservist Ariel Meir Taman, who served in the IDF Rabbinate and was involved in the identification of fallen soldiers during the Gaza war, died by suicide on Sunday at his home in southern Israel. His death brings the number of IDF soldier suicides this month to six.
IDF reservist Ariel Meir Taman, who served in the IDF Rabbinate and was involved in the identification of fallen soldiers during the Gaza war, died by suicide on Sunday at his home in the southern Israeli city of Ofakim.
According to official IDF figures, the number of soldiers who died by suicide while on active duty, whether in regular mandatory service or as reservists, has increased since the start of the war compared to previous years.
The data show that between October 7, 2023, and the end of that year, seven active-duty soldiers died by suicide. In 2024, the number rose to 21.
The military has so far declined to release official figures for 2025, saying the data will be published only at the end of the year. Notably, the IDF's statistics do not include soldiers who died by suicide while not on active duty.
According to figures compiled by Haaretz, at least 17 active-duty soldiers have died by suicide so far this year.
According to Haaretz's tally, since the start of the war, at least 12 former soldiers who were no longer on active duty have died by suicide due to mental health conditions, apparently linked to their military service.
Some had participated in the current war, while others were long-time mental health patients due to previous operations or conflicts.
Unlike suicides among active-duty soldiers, no official body in Israel tracks cases of former soldiers who take their own lives after discharge.
Organizations that support individuals with post-traumatic stress say the actual number is likely higher, as many cases remain hidden and go unreported.
The IDF attributes the rise in suicides to the significant increase in the number of active-duty personnel, particularly among reservists.
According to military sources, a breakdown of the cases shows that since the start of the war, there has been a decrease in suicides linked to personal circumstances unrelated to combat.
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un articolo di Haaretz del 30 luglio
Netanyahu's Forever War in Gaza Is Crushing Israel's Soldiers and Their Families
On Monday afternoon, while driving my car through the streets of Tel Aviv, I happened to turn on the radio right as an hourly news bulletin began. The first news item was about a reservist who committed suicide, leaving behind a wife and four children – the fifth case of a soldier taking his own life in the past four weeks.
A friend of the soldier explained that he was haunted by things he had seen when identifying the dead bodies of civilians murdered by Hamas on October 7. The year 2024 saw the highest number of suicide cases among soldiers and reservists in more than a decade, and 2025 is already on pace to break that dismal record.
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Approximately 900 soldiers have died in the war so far; thousands have been wounded; and thousands more are suffering from symptoms of PTSD.



