L'Immaginario terminale e il fattore follia
il destino del pianeta è nelle mani di un potere psicotico e assassino. Ma la linea di evoluzione del caos è imprevedibile.
Istubalz, 2022
___________________
https://aesteladodelmediterraneo.wordpress.com/2026/01/13/disonancia-cognitiva-y-horizonte-secular-pensar-con-dos-cerebros/
___________________
Quello che colpisce nell’assassinio a sangue freddo della poetessa Rene Nicole Good a Minneapolis è il carattere caotico, insensato della successione degli eventi: un gruppo di uomini (nel senso di maschi) mascherati e armati di fucile si muovono avanti e indietro su una strada tra mucchi di neve, barcollano, urlano frasi sconnesse, mentre una donna, al volante della sua auto, cerca di allontanarsi da quella banda di uomini armati: i miliziani super-pagati dell’ICE. SI tratta di una milizia di squilibrati al servizio di un uomo che sbraita, minaccia, insulta ogni giorno, dichiarando con le parole e con gli atti che nessuna legge è più in vigore, salvo la sua forza distruttiva e la sua coscienza, la coscienza di uno stupratore, di un capo-mafia, un miserabile idiota ignorantissimo cui il popolo americano ha consegnato un potere illimitato.
Non vale più nessuna altra legge, né il diritto internazionale né la compassione per chi soffre. Valgono solo la legge della forza, e quella della follia. Sappiamo a chi appartiene la forza, sappiamo quali sono le sue regole, ma la follia è un gioco senza regole che potrebbe sfuggire dalle mani della forza.
___________________
uno squilibrato, un imbecille o un assassino?
___________________
___________________
Abbiamo noi il diritto di denunciare l’evidente demenza del presidente degli Stati Uniti come se fosse una colpa politica? Naturalmente no. Da molto tempo abbiamo imparato a non considerare la follia come una colpa, o come qualcosa che ti espone al pubblico ludibrio o all’internamento in un ospedale psichiatrico. Il fattore F come follia non è che uno dei fattori che determinano il precipitare della storia umana in un susseguirsi di violenza e di vendetta. Un fattore fra i tanti, ma forse il principale.
Dagli anni Settanta, quando con Franco Basaglia, David Cooper e Felix Guattari, abbiamo sottratto la devianza psichica al giudizio della legge e all’internamento psichiatrico, sappiamo che non si può liquidare la questione della follia in maniera sbrigativa: non possiamo risolvere il problema della sofferenza mentale chiudendo i matti in una prigione. Ma neppure possiamo considerare irrilevante la follia, come se fosse qualcosa che non ci riguarda.
Abbiamo capito poi che non è possibile comprendere qualcosa della follia, senza capire la sofferenza che il folle porta dentro di sé, la storia di abusi, di umiliazioni, di abbandoni, solitudini ed emarginazioni che si agita nei suoi deliri.
Ma abbiamo anche capito la sofferenza che il folle può procurare agli altri, a coloro che gli sono più vicini, e talvolta (sempre più spesso da Hitler in poi) la sofferenza che il folle può procurare a milioni di donne e di uomini, a intere popolazioni.
Il vero enigma del secolo ventuno non è tanto perché personaggi come Donald Trump, Javier Milei, o Nigel Farage hanno tanto potere da imporre la loro follia come politica di governo, ma perché milioni di persone, giovani e anziane, votano per questi individui e concedono loro la possibilità di devastare l’esistenza collettiva.
Dobbiamo dunque approfondire due questioni.
La prima: che tipo di patologie accompagna il delirio di potere che spesso, sempre più spesso, si trasforma in forza di attrazione politica?
La seconda: quale confusione mentale, quale sofferenza, quale umiliazione conduce le folle a seguire Adolf Hitler o Donald Trump nell’abisso di orrore che promana dal loro cervello?
Che relazione c’è tra la violenza subita (generalmente nell’età infantile) e la crudeltà propagandata, perseguita, organizzata da questa nuova leva di psicotici al potere?
C’è tutta una galleria di psicopatici fortunati cui la demenza aprì le porte del potere politico: penso anzitutto all’esempio forse più evidente, il presidente dell’Argentina portato trionfalmente al potere da un elettorato soprattutto giovane. Perché un tizio che si presenta come un sadico desideroso di fare del male alla grande maggioranza della popolazione argentina ha ottenuto il sostegno entusiastico di una larga maggioranza di ragazzi destinati a soffrire miseria, precarietà e schiavitù?
Milei è diventato famoso nel mondo quando presentandosi in piazza con una motosega, dichiarò che quello strumento gli sarebbe servito per colpire i parassiti, cioè i lavoratori pubblici, la scuola la sanità e chissà chi altro ancora. La ragione per cui milioni di giovani si sono identificati in lui è l’odio (del tutto giustificato) per le politiche neoliberiste che gran parte della sinistra mondiale (e argentina) ha perseguito negli ultimi decenni. Ma l’altra ragione è l’onda di psicosi nichilista che ha sconvolto la mente collettiva.
Non importa che Milei si proponesse (senza nasconderlo) di intensificare le politiche di impoverimento, di portarle al parossismo. L’esasperazione estrema della violenza economica appare – in una logica accelerazionista – una sorta di svelamento, una denuncia delirante. In assenza di alternativa alla rapina neoliberale, le vittime di quell’aggressione sembrano talvolta desiderose che l’aggressione si manifesti in tutta la sua cattiveria, come se a un certo punto una politica folle potesse rovesciarsi nel suo contrario, o aprire comunque orizzonti nuovi.
Ma c’è qualcos’altro nell’ondata di adesione al sadismo politico organizzato. Per capire questa adesione occorre riferirsi allo sfondamento della razionalità politica: «La Ragione ci ha fregato per molto tempo, sembra dire l’elettore di Milei o di Trump, ora proviamo la S/ragione».
In Storia della follia Michel Foucault spiega che la creazione degli istituti manicomiali, l’internamento dei devianti furono modalità utili a distinguere istituzionalmente lo spazio della Ragione dallo spazio della s/ragione.
La Ragione si era rivelata alla fine ragione dello sfruttamento e dell’accumulazione. Perciò la s/ragione è stata (e continua a essere) il rifugio di molti che non accettano di subire all’infinito sfruttamento e umiliazione.
Nel suo libro Todo lo que querias saber sobre las ultraderechas, lo psicoanalista argentino Yago Franco spiega che è del tutto inutile accusare Milei di essere matto. Lo sanno tutti, e molti lo votano proprio per questo.
“Per molti non c’è dubbio sul fatto che Milei sia pazzo, eppure il 30% degli elettori lo scelse in prima istanza e più del 50% nel ballottaggio. Il discorso che pretende di squalificarlo per il suo stato di salute mentale non considera, non accetta, non comprende che molti lo votano proprio per questo: per la sua follia. Eleggono un pazzo, un personaggio che entusiasma, che incarna l’eccesso, la protesta, l’impotenza. Per i suoi adepti il fatto che sia pazzo non fa che rafforzare la scelta e forse finisce per attrarre più votanti.”
___________________
La copertina del libro di Yago Franco: (Todo) lo que querías saber sobre las ultraderechas
___________________
Immaginario di terminazione psicotica
La distopia predomina nell’immaginario contemporaneo, nella produzione letteraria e cinematografica.
Le catastrofi che incombono sui ghiacciai e sui boschi, sui mari e sulle città si potrebbero forse tenere sotto controllo, anche se appare difficile che possano regredire. Ma il collasso della mente collettiva rende improbabile uscirne vivi.
Che si continui a investire nella guerra mentre gli oceani si gonfiano è segno incontrovertibile di un collasso mentale.
Di questo dunque dobbiamo occuparci per comprendere a che punto siamo nella parabola declinante destinata a portare il genere umano alla sua estinzione.
I tre film che nell’anno 2025 hanno attratto la mia morbosa curiosità girano intorno al tema della follia. La follia algoritmica è il tema del film di Catherine Bigelow A room full of dynamite . La psicosi di massa che alimenta la guerra di tutti contro tutti è il tema del film di Ari Aster Eddington. La terminazione come destino ineluttabile che solo una mente paranoica (ma per questo lucida) riesce a prevedere, è il tema di Bugonia, il nuovo capolavoro di Jorgos Lanthimos.
Ari Aster ha fatto un film sulla guerra civile nell’occidente contemporaneo: niente a che fare con lo stupido film di Alex Garland, Civil war e neppure con lo spettacolare ma inutile film di Thomas Paul Andersen, A battle after another. La guerra civile americana non è combattuta da eserciti in marcia, non è animata da fronti ideologici opposti, né da progetti più o meno rivoluzionari.
E’ una guerra che si sta combattendo da tempo con armi lucidate in cantina dal nonno, e con mitragliatrici comprate al supermercato, una guerra che esplode senza ragione e colpisce vittime che passavano di lì per caso.
E’ la guerra scatenata dall’odio razzista e combattuta dai sicari dell’ICE, individui che sono pagati dallo stato per andare a sequestrare dei poveracci che lavorano in qualche cantiere o in un ristorante o in una fattoria, ma non hanno documenti e non possono nascondere di avere lineamenti non perfettamente ariani.
Ari Aster ha capito l’essenziale della forma contemporanea di guerra civile: che non esistono fronti riconoscibili, e non esistono motivazioni comprensibili, perché tutti i partecipanti alla comica tragedia sono affetti da forme diverse di demenza. Sono malati. Tutti. Stanno tutti malissimo, come la mamma tossicomane del vicepresidente Jack Vance o come la nonna che lo stesso Vance ci racconta come fosse un’eroina, nel suo romanzo American Elegy.
Prendono allora psicofarmaci di vario genere, per lo più oppiacei regolarmente vendibili dietro presentazione di una ricetta medica. Psicofarmaci prende lo sceriffo Joaquim Phoenix, psicofarmaci prende la mamma di Vance. Che psicofarmaci prendono gli agenti dell’ICE?
Le vittime di questa guerra sono prima di tutto i centomila che crepano di overdose provocata da un farmaco regolarmente prodotto e distribuito da Big Pharma, mentre l’esercito yankee bombarda pescatori venezolani come responsabili dell’intossicazione dei bravi cittadini americani.
La verità è che in quel paese tutto è incompatibile con la vita umana, e gli umani che hanno la disgrazia di nascerci o peggio ancora di emigrarvi affondano in quella melma e in quell’orrore senza molta speranza di salvezza.
Prima della pandemia, Joaquin Phoenix fu l’eroe della sofferenza solitaria (ma contagiosa) del Joker. Ora, dopo la pandemia, Phoenix ritorna e si mette in scena come sceriffo di Eddington, per raccontare di nuovo come la sofferenza solitaria di tutti i cittadini americani, intrappolati in quell’inferno che pretende di essere il migliore dei mondi possibili, si sia trasformata in un concerto cacofonico di parole e di azioni senza senso. A un certo punto, nel film lo sceriffo Phoenix video-registra un discorso delirante, poi ordina al suo aiutante perplesso di pubblicare immediatamente il suo sproloquio “prima che io ci pensi”.
Nessuno ha più il tempo per pensare, e comunque nessuno è più in grado di farlo. Il risultato si vede: come tanti massacri di massa che accadono nelle scuole o nelle chiese, la presidenza Trump è uno spettacolare suicidio destinato a realizzarsi però solo dopo una sequela di crimini spaventosi il cui esito sarà forse la terminazione del genere umano.
Se Ari Aster ha fatto un film sul magma psicotico in cui sprofonda la società di quel paese, cioè sull’inconscio suicidario e le sue imprevedibili manifestazioni, Katryn Bigelow invece ha fatto un film sulla perfetta razionalità della macchina bellica, capace di tracciare secondo per secondo la traiettoria di un missile atomico che si dirige inesorabilmente su Chicago, ma non può capire né chi lo ha lanciato, né perché. L’algoritmica follia del sistema militare guidato dall’intelligenza artificiale.
La probabile terminazione del genere umano è qui raccontata come effetto del concatenarsi inesorabile di dispositivi guidati dall’intelligenza artificiale, come implicazione perfettamente logica del sistema globale di sicurezza.
Più sicurezza di così si muore.
Infine Bugonia di Jorgis Lanthimos un film sorprendente e profondo: il delirio cospirazionista di un incel serial killer messo al mondo da una madre tossicomane e abusato da un baby sitter poliziotto. E’ davvero un delirio oppure è la verità? Forse è la sola verità cui ci possiamo oggi aggrappare: la verità dell’auspicabile estinzione del genere umano senza più umanità.






