resistenza e diserzione
che rapporto c’è tra resistenza e diserzione? Il panico sociale come arma politica in Argentina, di Nora Merlin
Guidalberto Bormolini - monaco e antropologo - mi ha invitato a parlare di diserzione e resistenza al Centro Pecci di Prato.
resistere e disertare
Nelle numerose occasioni di discussione pubblica che hanno accompagnato la presentazione dei miei due libri recenti (Disertate, del 2023 e Pensare dopo Gaza del 2025), qualcuno mi ha rivolto una domanda: che rapporto c’è tra resistenza e diserzione?
E’ una questione che ho aggirato in varie maniere, cui non ho mai veramente risposto. Ma ero del tutto consapevole del fatto che prima o poi dovevo giungere al cuore della questione.
Ora ci siamo: durante il genocidio ho dovuto chiedermi mille volte: come si può suggerire ai palestinesi di disertare, visto che l’aggressione israeliana consiste in un accerchiamento che dura da decenni?
I palestinesi resistono, non accettano di disertare, e comunque non possono.
Si può consigliare la diserzione a una persona, a una famiglia, a un popolo che da decenni è rinchiuso in un campo di concentramento?
Avrei potuto rivolgere l’invito a disertare a una persona rinchiusa dietro i cancelli di Auschwitz?
Sappiamo che Gaza è una riproduzione di Auschwitz in cui le tecniche dello sterminio e della tortura sono state dosate in un tempo più lungo. Nessuno poteva né può entrare nella striscia di Gaza, nessuno può né poteva uscirne.
Che significa allora in quel caso disertare?
Niente.
D’altra parte da molti decenni i palestinesi hanno fatto della resistenza la speranza di riscatto, la condizione per mantenere dignità e per riaffermare la propria esistenza come popolo.
Quando pubblicai quel libro non intendevo la parola Disertate come una consegna, come un suggerimento politico. La intendevo piuttosto come riconoscimento di un comportamento che molti praticano in modo individuale o collettivo. Intendevo riconoscere che, venuta meno ogni possibilità di alternativa di lungo periodo, la resistenza è perdente, e se si può è opportuno o disertare.
Ma in quel libro ho dimenticato di dire che disertare è un privilegio.
Chi ha la possibilità di disertare si trova in una condizione di privilegio rispetto a chi non può fare altro che resistere. O soccombere.
Non intendo affatto contrapporre la diserzione alla resistenza, perché nella realtà di milioni di donne e di uomini questi due comportamenti, pur essendo molto diversi, non sono i due corni di un’alternativa, non sono le due possibilità tra le quali scegliere. Chi può scegliere di disertare lo faccia. Ma chi non può allontanarsi dal luogo e dalla condizione di violenza in cui è intrappolato, cosa può fare se non resistere, nell’attesa che il mostro si disintegri?
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https://festivaleconomiaespiritualita.it
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Istubalz, 2020
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https://www.pagina12.com.ar/871545-el-panico-social-como-arma?utm_source=TW
IL PANICO SOCIALE come arma politica
di Nora Merlin
La vittoria di Javier Milei – sia nel 2023 che nelle recenti elezioni di medio termine – non può essere compresa utilizzando le categorie politiche tradizionali. Il motivo è ormai innegabilmente chiaro: la realtà sul campo, al di là di qualsiasi analisi teorica, indica che la maggior parte della società fatica ad arrivare a fine mese, vive nell’angoscia ed è profondamente insoddisfatta dell’operato del governo.
Ne consegue, quindi, che il recente successo elettorale di La Libertad Avanza non è dovuto ad adesione programmatica o interessi economici. La nostra ipotesi centrale è che la rivoluzione digitale abbia eroso le vecchie categorie e alterato il paradigma: il voto per i rappresentanti eletti non riflette più necessariamente una convergenza di valori o ideologia. Questa vittoria, invece, rispecchia il profondo cambiamento della soggettività, che si ritrova disorientata, in preda al panico, destabilizzata rispetto ai pilastri che la sostenevano fino a pochi anni fa, e priva di rappresentanza politica.
La vittoria di LLA nel 2023 è stata il risultato della convergenza di diverse minacce critiche – il trauma persistente della pandemia di coronavirus, l’inflazione dilagante e l’instabilità cronica – fattori che hanno generato uno stato di agonia, esaurimento e angoscia sociale che richiedeva una soluzione improvvisa e urgente. Il panico non è un fenomeno monetario, ma piuttosto un soffocamento dell’individuo e del corpo collettivo, un vuoto nell’ambito della rappresentanza.
Da questa prospettiva, qualsiasi proposta, per quanto estrema o violenta (come lo smantellamento dello Stato), è stata accettata e recentemente riaffermata perché presentata come una via d’uscita, una via di fuga. Il voto non era per la stabilità economica o per una convinzione ideologica, ma per un desiderio di presunta stabilizzazione e sopravvivenza.
Una finestra di opportunità
Questo fenomeno è in linea con la tesi di Naomi Klein nel suo libro *The Shock Doctrine*. Klein sostiene che le politiche economiche di Milton Friedman e della Chicago School of Economics hanno guadagnato terreno nei paesi con modelli di libero mercato non perché fossero popolari, ma per il loro impatto sulla psicologia sociale a seguito di disastri o eventi imprevisti. Questi eventi, alimentati da shock e confusione, consentono l’attuazione di riforme impopolari. Klein sostiene che il capitalismo non solo sopravvive alle crisi, ma le sfrutta attivamente per imporre cambiamenti radicali che, in circostanze normali, verrebbero respinti dalla società. L’ansia economica ed esistenziale è diventata lo shock collettivo che ha reso la società più suscettibile a proposte estreme, neutralizzando la resistenza democratica.
Questa insoddisfazione è stata la finestra di opportunità che Milei è stato in grado di sfruttare. Il cittadino medio percepiva che le forze politiche consolidate erano impantanate in dispute interne, disconnesse da soluzioni concrete. La paura dello status quo economico e dell’iperinflazione ha agito da potente catalizzatore, portando l’elettorato ad abbracciare la promessa radicale che garantiva il massimo shock possibile.
Questo approccio è fondamentale per comprendere perché un progetto di smantellamento dei diritti e dello Stato sia riuscito a ottenere una clamorosa vittoria nel 2023, riaffermata nelle recenti elezioni di medio termine. Il panico facilita l’attuazione di misure estreme in due modi fondamentali:
1. Neutralizzazione della resistenza collettiva: la società, traumatizzata da anni di crisi, percepisce lo shock della nuova terapia (l’adeguamento radicale) come un pericolo minore rispetto alla continuazione dell’agonia precedente. Esausto e impaurito, il corpo sociale dà priorità alla promessa di stabilità rispetto alla difesa dei diritti o al dibattito democratico, neutralizzando la capacità di articolare un’opposizione coerente.
2. La scusa dell’urgenza assoluta: la leadership può imporre misure rapidamente (tramite decreti esecutivi o leggi radicali) con la giustificazione che “non ci sono soldi” o che “lo stato del paese che hanno ereditato non lascia altra scelta”. Ciò massimizza l’effetto shock della politica, prima che l’opposizione o l’opinione pubblica possano comprendere e resistere alle reali conseguenze dello smantellamento.
L’odio ha funzionato come un potente unificatore di volontà. Il discorso di Milei si è concentrato sulla creazione di un “nemico” chiaro: l’”establishment” e, fondamentalmente, i “kirchneristi” e i loro elettori. Questa strategia “Noi contro Loro” ha offerto alla base sociale un capro espiatorio per la frustrazione accumulata, rafforzando l’identità sociale attraverso il rifiuto condiviso.
La campagna La Libertad Avanza ha dimostrato maestria nell’uso della tecnopolitica. Il messaggio si basava non solo sulla retorica, ma anche sull’abile manipolazione di emozioni e algoritmi. I social media, e in particolare piattaforme come TikTok e X, hanno funzionato come camere di risonanza in cui i contenuti emotivi (paura, rabbia, fascino per l’arte performativa) si diffondevano organicamente e venivano amplificati dalla segmentazione algoritmica.
Paura, indignazione e identificazione con la ribellione si sono intrecciate in una narrazione basata su fake news pure, ma plausibile e virale. Gli algoritmi hanno dato priorità a contenuti emotivamente carichi, garantendo che il messaggio “libertario raggiungesse tutti i segmenti della popolazione, insieme alla promessa di una rifondazione nazionale.
Infine, l’identificazione di Milei con figure della destra radicale globale, come Donald Trump, ha svolto un ruolo di ancoraggio ideologico. Questo allineamento non è meramente simbolico; convalida il modello proposto di crudeltà economica e sociale. Emulando una retorica che suggerisce che l’eliminazione dei diritti acquisiti e la deregolamentazione totale siano passi necessari verso la prosperità, indipendentemente dalle conseguenze per i settori più vulnerabili della società, il messaggio di Milei viene rafforzato.
La “Terapia”: crudeltà come sincerità e coesione attraverso l’odio
La terapia d’urto non è stata un calcolo economico, ma un fenomeno psicologico e affettivo. In un clima di totale sfiducia nei confronti dei politici tradizionali, la virulenza e l’aggressività del discorso de La Libertad Avanza sono state interpretate come brutale sincerità e autenticità. La minaccia crudele e ricattatoria di Trump ha funzionato: “Se non vincete, se non sostenete il presidente, non ci saranno aiuti economici”, è stata interpretata come un segnale che “fa sul serio”.
In assenza di un progetto collettivo per il futuro, emozioni negative come l’odio e la paura sono diventate i principali organizzatori sociali. La paura indebolisce e vanifica il calcolo delle conseguenze, mentre l’odio verso un nemico comune (la “casta” o i “Kuka”) diventa un collante sociale che costruisce un’ideologia e un’identità collettiva basate sul ripudio dell’”altro”.
Per una parte dell’elettorato, il progetto di crudeltà economica è stato ridefinito come una “necessaria epurazione morale”. La narrazione secondo cui lo Stato sociale è sinonimo di “spreco” e “corruzione” ha preso piede. L’austerità drastica è vista come l’unica “medicina amara” per una società malata. La frustrazione derivante da decenni di crisi ha generato un esaurimento che porta al desiderio di distruzione totale (una tabula rasa); il panico fa sì che le persone preferiscano il dolore acuto e rapido (austerità brutale) al dolore cronico (inflazione costante). Paradossalmente, il leader che incarna questa crudeltà diventa una figura di identificazione. Come portavoce della rabbia collettiva, la sua aggressività viene interpretata come la massima espressione di sincerità in un sistema percepito come ingannevole.
La vittoria di questo modello, che propone l’annullamento del consenso storico sui diritti, è il tragico riflesso di una soggettività esausta, furiosa e, soprattutto, terrorizzata, definita nel momento e sotto la pressione della minaccia. Le persone votano per la crudeltà quando la paura è efficace e quando la rabbia trova una figura che la canalizza e la convalida.
La vittoria di Milei è l’epilogo di una crisi multiforme: una società terrorizzata dall’economia, stressata dal cambiamento tecnologico, disillusa dalla politica e abilmente mobilitata da una strategia digitale che ha trasformato il vuoto e la rabbia in voti per un progetto che ridefinisce radicalmente il rapporto tra cittadini, diritti e futuro dello Stato argentino.
Il trionfo di Milei nel 2025 si è basato sulla stessa formula del 2023... La vecchia formula funziona.



