The loser
Il mondo intero guarda sbigottito una crisi provocata da criminali squilibrati incapaci di spegnere l'incendio appiccato per ragioni che è difficile confessare
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In un articolo uscito sul New York Times online del 2 aprile, Alicia P.Q. Wittmeyer scrive che il discorso di Trump del giorno precedente sembra preparare l’uscita degli americani dalla guerra. Ma poiché le comunicazioni di quell’individuo sono spesso incoerenti o intenzionalmente fuorvianti potrebbe invece essere in preparazione un’escalation dell’aggressione, con intervento di terra.
Sarebbe una manovra tattica, o sarebbe segno del fatto che Trump è in stato confusionale e non sa cosa fare?
Se sbarcano truppe sul suolo iraniano ci saranno morti americani e il mercato mondiale sprofonderà nell’inflazione e nella recessione, cosa che sta già avvenendo. Se non intervengono truppe di terra non si potrà cavare il famoso ragno dal buco, e il ragno persiano continuerà ad arricchire l’uranio.
Contrariamente a quel che dice il presidente, è chiaro a tutti che non sono affatto stati raggiunti gli obiettivi che si erano prefissi lui e Netanyahu, il vero burattinaio di questa storia, il criminale che ricatta Trump con i files Epstein che sono nelle sue mani.
Scrive Wittmeyer:
“E’ opportuno fare un passo indietro e vedere cosa è cambiato e cosa no, dopo l’attacco congiunto USA-Israele….
La minaccia di un Iran nucleare era centrale nel discorso che Trump fece quando cominciò l’attacco. “Hanno respinto ogni possibilità di rinunciare alle ambizioni nucleari e non possiamo più accettarlo.”
Un mese dopo non ci sono prove che la dotazione di materiale nucleare, sufficiente per dieci bombe atomiche, sia stata distrutta o rimossa.
Ieri Trump ha detto che non gliene importa niente se l’Iran arricchisce l’uranio. Ma gli analisti ritengono che se USA e Israele se ne vanno senza impadronirsi di quell’uranio l’Iran avrà un incentivo accresciuto a dotarsi della bomba al più presto.”
Il fatto è che Trump è il perdente assoluto di questo momento storico. Lui, che si vanta di essere un grande negoziatore, dovrebbe saperlo: chi vuole trattare non deve dar l’impressione di avere disperato bisogno di un accordo. Quello che appare evidente è invece proprio questo: Trump sta cercando disperatamente una via d’uscita, perché l’avventura si è fatta caotica, il mondo intero è impoverito, e inviperito con gli incendiari che non sanno come spegnere l’incendio.
Nel discorso del primo aprile cercando di nascondere la disperazione dello sconfitto in preda al panico, Trump ha detto che il cambio di regime è già accaduto perché il gruppo dirigente è stato ammazzato.
Come no.
A uccidere sono bravissimi sia gli americani che gli israeliani. Ma è la sola cosa che sanno fare: sono assassini incapaci di governare la crisi, mentre il regime assassino iraniano è più aggressivo che mai, determinato a proseguire il sabotaggio dell’economia globale.
Da questo punto di vista non c’è dubbio che Allah sta vincendo, e il dio dei cristiano-sionisti sta perdendo: mentre suonano le campane di Pasqua i leader dei paesi che consumano petrolio sono preoccupati e un po’ sul bordo del panico. No resurrection in sight.
Forse, seguendo in guerra i suoi alleati sionisti il presidente degli Stati Uniti è riuscito (per il momento) a nascondere foto che lo ritraggono in pose imbarazzanti, ma gli Stati Uniti stanno sprofondando in una sconfitta strategica che ha già reso irrecuperabile la potenza militare della NATO.
L’Occidente non esiste più.
Ma i nazi cristiano—sionisti non rinunceranno al dominio sul mondo prima di avere usato tutte le armi di cui dispongono, prima delle elezioni di mid-term.
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Così salutano i nazisti
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Il primo attore della tragedia in corso è un uomo che, a causa di un disturbo psichico legato a traumi della sua infanzia disgraziata, è incapace di riconoscere la debolezza, la sconfitta, l’impotenza, e non ammette di non poter ottenere tutto quello che vuole. Questa volta però la sconfitta è sotto gli occhi di tutti, poiché le dimensioni e le conseguenze di questa sconfitta non interessano solo gli americani che nel 2019 scelsero Biden piuttosto che lui. Questa sconfitta è globale, e spinge il pianeta lungo la china di una catastrofe economica, ecologica e militare dagli effetti impensabili.
Il secondo attore di questa tragedia è un popolo di assassini psicotici che da anni conduce un genocidio sotto gli occhi dell’opinione pubblica globale, senza rendersi conto del fatto che si prepara un’ondata di odio anti-semita che alimenterà la vendetta dei nazionalisti bianchi (e dei nazionalisti arabi) contro il popolo ebraico che pure non è responsabile dei crimini compiuti da Israele.
Il terzo attore della tragedia è un regime di fanatici religiosi governati da un ayatollah probabilmente morto o moribondo: una teocrazia suicidaria cementata dalla convinzione che il sacrificio integrale del popolo sciita aprirà la strada al ritorno del dodicesimo Imam, nascosto e ricordato come il Mahdi.
Lo scenario imminente: nessuna soluzione politica di questo conflitto. La Cina se ne tiene distante, Xi ha rimandato l’appuntamento con lo squilibrato americano, e il gruppo dirigente cinese sta seduto sulla riva del fiume e attende di veder passare il cadavere. Del tutto comprensibile.
Peccato che il cadavere rischia di essere quello dell’intera umanità.






